Niente gruppo evangelistico per l’anno successivo

Gen 04

Niente gruppo evangelistico per l’anno successivo

Cambiando la leadership della missione avevano deciso di fare un anno di break dal gruppo di evangelizzazione, niente gruppo evangelistico e l’opzione per me era lavoro d’ufficio, ma non sentivo fosse la mia chiamata, finchè potevo, volevo essere on the road. Momento di grandi decisioni, mi cadde il mondo addosso, perchè ero convinta avrei lavorato con la stessa missione per diversi anni, tolto il terreno sotto i miei piedi dovevo di nuovo farmi indicare la direzione per il mio futuro. Quell’autunno veniva in Italia, per guidare un gruppo di evangelizzazione, Rob Davis della missione OAC, la missione che ci dette formazione in evangelizzazione da strada mentre ero con OM Italia. – Michela vieni a fare un anno di tirocinio con o.a.c.- veramente Rob me lo disse già un anno prima, dicendo che vedeva in me un dono evangelistico, ma questa fu un’occasione per farmi da promemoria. Cosa dovevo fare? Sapevo che avrei preso un anno ad aiutare la fondazione di una chiesa, avevo preso quell’impegno, ma dopo? Sarei dovuta andare? Riflettevo, e quel giorno chiesi a Dio una chiara indicazione, mentre salivo sulle scale di una casa dove fummo ospitati per il pranzo, alzai gli occhi e davanti a me un quadro di legno, lo ricordo ancora: Non te l’ho io comandato? Sii forte e fatti animo, io sarò con te dovunque andrai. Coloro di voi, che hanno letto il secondo capitolo della mia storia, potranno comprendere cosa significava per me quel passo, il fatto che sia capitato in questa strana coincidenza mi fece riflettere. 🙂 questa volta senza farmelo ripetere troppo, misi in preventivo un altro anno in UK....

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Le rocce bianche di Dover

Dic 10

“Bhe ma io ho ancora una collezione in corso, sono grossi investimenti, non posso lasciare…” ma Dio mi aiuto’ e finii la collezione il giorno prima della mia partenza, di corsa preparai una valigia piena di vestiti pesanti, andavo verso l’inverno in un paese del nord Europa. “Meglio prendere la macchina da cucire” e la misi un una valigia, non sono sarta,ma ho studiato tecnica sartoriale industriale, (gli stilisti devono sapere queste cose, altrimenti disegnano cose non fattibili) ma in questo caso, forse davanti a qualche necessita’ finanziaria mi sarebbe stata utile per sbarcare il lunario. E cosi con uno zaino in spalla e due valige partii all’avventura. Ricordo ancora, mi sembra di vedermi da fuori: una ragazzina sul ponte di un traghetto che attraversava la Manica, un mare agitato da stare male, appoggiata allo scorrimano mentre guardo le bianche rocce di Dover che si avvicinano, lacrime… il sogno si avvera....

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