Niente gruppo evangelistico per l’anno successivo

Gen 04

Niente gruppo evangelistico per l’anno successivo

Cambiando la leadership della missione avevano deciso di fare un anno di break dal gruppo di evangelizzazione, niente gruppo evangelistico e l’opzione per me era lavoro d’ufficio, ma non sentivo fosse la mia chiamata, finchè potevo, volevo essere on the road. Momento di grandi decisioni, mi cadde il mondo addosso, perchè ero convinta avrei lavorato con la stessa missione per diversi anni, tolto il terreno sotto i miei piedi dovevo di nuovo farmi indicare la direzione per il mio futuro. Quell’autunno veniva in Italia, per guidare un gruppo di evangelizzazione, Rob Davis della missione OAC, la missione che ci dette formazione in evangelizzazione da strada mentre ero con OM Italia. – Michela vieni a fare un anno di tirocinio con o.a.c.- veramente Rob me lo disse già un anno prima, dicendo che vedeva in me un dono evangelistico, ma questa fu un’occasione per farmi da promemoria. Cosa dovevo fare? Sapevo che avrei preso un anno ad aiutare la fondazione di una chiesa, avevo preso quell’impegno, ma dopo? Sarei dovuta andare? Riflettevo, e quel giorno chiesi a Dio una chiara indicazione, mentre salivo sulle scale di una casa dove fummo ospitati per il pranzo, alzai gli occhi e davanti a me un quadro di legno, lo ricordo ancora: Non te l’ho io comandato? Sii forte e fatti animo, io sarò con te dovunque andrai. Coloro di voi, che hanno letto il secondo capitolo della mia storia, potranno comprendere cosa significava per me quel passo, il fatto che sia capitato in questa strana coincidenza mi fece riflettere. 🙂 questa volta senza farmelo ripetere troppo, misi in preventivo un altro anno in UK....

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Alzai gli occhi per guardare le bandiere e… non potevo credere a quello che vedevo.

Set 21

Alzai gli occhi per guardare le bandiere e… non potevo credere a quello che vedevo.

Alzai gli occhi per guardare le bandiere e… non potevo credere a quello che vedevo. “I bisogni sono tanti, ma non devono essere la mia guida. Devo andare dove Dio vuole…” Questo era il mio pensiero negli ultimi mesi del mio primo anno di missione. Le offerte per rimanere a lavorare come missionaria in Inghilterra non mancavano, sia al centro di formazione che in chiesa. Un posto “sicuro”, perchè da quelle parti il lavoro del missionario è sostenuto e compreso, anche se il missionario in questione è donna. Dio mi spingeva in Italia, terra che per me aveva difficoltà ministeriali ed economiche, in questa terra dove non vengono sostenuti in genere nemmeno i pastori, come potevo pretendere? Missionaria donna… quante critiche e sofferenze mi aspettavano dietro l’angolo in questa mia amata patria? Ministero di evangelizzazione creativa? Durante la metà degli anni novanta era fantascienza proporre questo tipo di cose da queste parti. Ma Dio aveva scritto la parola ITALIA nel mio cuore in modo così forte, che sapevo che dovevo andare in questo paese. La conclusione dell’anno di missione si tenne in Germania, un grande convegno, 1500 giovani, vediamo arrivare sul palco le grandi bandiere dei paesi che sarebbero stati evangelizzati, chiusi gli occhi e pregai per l’ultima volta: “Signore devo andare in Italia? Mi vuoi lì? Questa tua figlia è debole ed ho bisogno di un segno chiaro…amen” Alzai gli occhi per guardare le bandiere e… non potevo credere a quello che vedevo. La bandiera italiana era proprio accanto alla bandiera inglese, che coincidenza, poi di colpo la bandiera inglese si stacca e cade… delle due solo quella italiana rimane su… guardo esterefatta… lacrime...

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Stralci da una lettera di preghiera di quei tempi

Dic 11

Sono di ritorno da un periodo di tempo abbastaza impegnato, Scozia, sud Inghilterra e Germania sono state le mie tappe. In Scozia abbiamo fatto due principali programmi sulla nave Logos 2, ed in entrambe abbiamo fatto il pienone: più di quattrocento biglietti venduti per serata, ogni pomeriggio il nostro team si divideva in due, così coprendo due parti differenti della città facevamo programmi all’aperto ed ogni sera programmi in un caffè bar …. è stato un periodo eccellente dove abbiamo visto venire una trentina di persona a Cristo. Il periodo in Germania è stato differente… sono stata coinvolta tre ore al giorno insegnando lavori creativi in alcuni workshop che ho guidato a teen street, la conferenza per giovani dove avevamo circa 700 adolescenti….poi sono stata coinvolta nelle serate sul palco…. Domani partirò per il Galles per l’ultima missione in Gran Bretagna, dopo di che il Signore mi chiama a lavorare nella mia bella Italia, farò parte del team di evangelizzazione per un anno… il mio tempo qui è stato eccellente, ho imparato molto, sono stata nel posto giusto al momento giusto, gloria a Dio che sa cosa è meglio per i suoi figli, saluto l’Inghilterra con tristezza nel cuore, questo posto dove lascio ricordi davvero speciali che mi hanno segnato la vita e che mi rimarranno per sempre nel cuore....

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Il mio cuore iniziò a bruciare a tre colori

Dic 10

Quando partii per l’Inghilterra non avevo ancora chiaro quale sarebbe stato il mio paese di missione, certo non volevo fosse l’Italia, fin da ragazzina dicevo al Signore: ” Sono pronta ad essere mangiata dagli Zulu se fosse necessario, ma non voglio andare in Italia” La situazione qui era troppo complicata, non esisteva uno sbocco di servizio in quanto donna giovane, 15 anni fa al massimo alle donne veniva concesso di cantare, ed era proprio la cosa che non sapevo fare! Guardavo lontano, in paesi poveri, non volevo trovarmi incastrata di una situazione di chiesa stagnante come quella Italiana. Qualche mese prima ero stata in missione in Croazia durante la guerra, distribuivamo camion di viveri e portavamo l’Evangelo ai campi profughi, vedere tanta povertà e tanto bisogno mi fece credere che forse quello poteva essere il mio campo di missione, ma tutto era in “forse”. Lì in Inghilterra, una volta a settimana si faceva la nottata di preghiera, ed un dipartimento diverso della missione doveva organizzarla, e quando toccò al mio team mi fu data l’occasione di presentare la situazione del sud Europa. Nel prepararmi per questo compito mi si aprì davanti agli occhi una situazione di una tale povertà spirituale che superava di gran lunga alcune nazioni Africane e Asiatiche, davanti alla realtà che in alcuni paesi perseguitati c’era una percentuale di credenti maggiore a quella Italiana, mi fece rendere conto di una situazione che avevo sottovalutato. Quando quella sera iniziai a parlare della realtà del sud Europa, Italia inclusa, mi si accese un fuoco che non so spiegare, un calore dentro che mi emozionava, ci emozionò tutti, molti hanno pregato con lacrime e passione quella sera, ed io da allora non potevo smettere di piangere quando pregavo per l’Italia, si era acceso un fuoco ed un’urgenza dentro di me, una passione per un paese dove io non sarei mai voluta andare…e sapevo che era Dio. Che gentiluomo! Lui non ci forza in una strada che non vogliamo percorrere, ce ne fa innamorare, ci fa appassionare e ci accompagna in un cammino dove possiamo esclamare: Non era premeditato da me, è la tua volontà, com’è affascinante questa vita cristiana. Ah amata Italia che ancora non conosce l’Evangelo, alzando gli...

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Bussarono alla porta e non sapevo come dire “Avanti”

Dic 10

Una volta arrivata al centro mi fu mostrata la mia stanza che condividevo con altre tre ragazze, una olandese, una coreana ed una americana. Mentre ero in stanza da sola bussarono alla porta e mi bloccai perche’ non sapevo come dire avanti, alla fine andai ad aprire di persona, mi resi conto in quella circostanza di quanto fosse povero il mio inglese, lingua che peraltro avevo imparato solo perche’ avevo esperienze di diverse evangelizzazioni estive con gruppi stranieri. Avevo trovato un ripiego e per le necessita’ impellenti parlavo in francese con la ragazza olandese, ma per il resto non fu affatto facile. Grazie a Dio alle lezioni lasciavano le note scritte, cosi’ passavo le mie serate a studiare con le note ed il dizionario, a volte mi venivano dei gran mal di testa, ma ero davvero entusiasta di quello che studiavo e applicarsi non era un peso! I primi 4 mesi erano un’esposizione all’evangelizzazione, dal suo contenuto teologico alle diverse metodologie e come comunicarlo con altre religioni: tra gli hindu, tra i mussulmani, tra i sik, c’era lezione la mattina ed il pomeriggio avevamo la pratica andando nei vari ghetti delle subculture presenti in Inghilterra…e poi le varie metodologie: porta a porta, con il teatro, con i puppets, con lo sketchboard per la predicazione di piazza, tra i giovani, tra i bambini ecc… Agli inizi degli anni novanta nelle chiese in Italia non erano molto conosciute queste metodologie e per me fu un’esperienza straordinaria, avendo fatto della creativita’ il mio lavoro secolare non potevo immaginare che in ambito ministeriale avrei potuto sfruttare questa parte della personalita’ che Dio mi aveva dato. Intanto il mio inglese migliorava considerevolmente e gia’ potevo comunicare facendomi capire, ma grazie a Dio capivo piu’ di quanto potessi parlare e le lezioni diventavano sempre piu’ semplici da seguire, soprattutto quelle con basi teologiche, perche’ molti termini hanno radici latine e mi trovavo a spiegarne ai tedeschi il significato. Pero’ la lingua parlata non mi serviva troppo in quanto i responsabili avevano notato una mia forte inclinazione alle arti teatrali tanto che fui immediatamente coinvolta con un gruppo ministeriale che girava nelle scuole. Non era normale che una del primo corso fosse gia’ coinvolta nel ministero,...

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